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I giornali parlano di Gospel Connection

Ma cos'è in definitiva Gospel Connection

Scopriamolo insieme ad Alessandra Invernizzi, ideatrice e organizzatrice dell'evento.
 

Gospel Connection è ormai diventato il workshop più importante in Italia. Quali sono, a tuo parere, le ragioni di questo successo?

Credo che i giovani, le persone in generale, abbiano un grandissimo bisogno di incontrarsi su terreni 'neutrali', come appunto la musica, per momenti di incontro e scambio: Gospel Connection dà loro questa opportunità offrendo un'occasione di crescita sia dal punto di vista musicale che umano. Chi viene una prima volta, di regola ritorna: e questo ha fatto in modo che negli anni l'evento crescesse sensibilmente divenendo un punto di riferimento attesissimo per tutti gli appassionati di musica gospel. Una sorta di 'appuntamento fisso' dove, negli anni, ci si rivede fra vecchi amici in un grande clima di condivisione e crescita.

Vuoi fare un bilancio delle precedenti esperienze?

Gospel Connection è una manifestazione che sta crescendo: e lo sta facendo grazie alla sua naturale capacità di adattarsi ai bisogni e agli interessi dei partecipanti. Se nelle primissime edizioni le persone arrivavano attirate più dalla curiosità che dai contenuti, oggi tutti tornano sapendo che vivranno una tre giorni intensa e appagante, i cui benefici si porteranno a casa e si metteranno a frutto lungo tutto l'anno.
Per me si è trattato di un percorso importante: in cui ho imparato a mettere la mia esperienza e il mio amore per la musica a servizio dei giovani e di tutti coloro che con me condividono la passione per il gospel ed i suoi contenuti.
Ho grandi progetti per Gospel Connection: confido che il tempo e la Provvidenza mi aiuteranno a realizzarli.

Il clima di amicizia e di scambio è una delle caratteristiche principali di Gospel Connection.

 

Come vivi, da organizzatrice, le tue giornate assieme alla chiassosa moltitudine dei partecipanti?

Anch'io ormai attendo con grande gioia l'inizio della Connection. Ora che la manifestazione ha trovato la sua naturale collocazione e che tutto si svolge con grande efficienza, riesco a mia volta a godere appieno di queste giornate. Considero amici moltissimi dei partecipanti, con cui mantengo una stretta 'connection' anche durante l'anno. Per me è un momento prezioso di crescita e verifica non solo professionale ma soprattutto umana. Alla Gospel Connection ritrovo ogni anno persone splendide con cui condivido i valori di fondo della vita, con cui mi ritrovo a cantare e piangere in quell'abbraccio universale che solo la musica gospel riesce a regalarci.
Ed ogni anno la chiassosa moltitudine cresce, si arricchisce di nuove 'teste matte'. Ormai considero tutti noi un'unica grande famiglia, e sono certa che anche i partecipanti condividono questo mio sentimento.

Quali sono le ragioni o i criteri della scelta dei docenti?

Il mio primo obbiettivo è quello di permettere ai coristi italiani di conoscere artisti gospel di diversa estrazione e tendenza. Negli anni passati abbiamo infatti avuto la presenza di personalità estremamente diverse fra loro: dal Reverendo Moncrief a Richard Smallwood, da Bob Singleton a Ethel Colhoun, da Kellie Turner a Knagui. Ognuno ha saputo presentarci il suo modo personalissimo di cantare e vivere il gospel.
Trovo che questo sia estremamente arricchente e ci permetta di capire come ognuno può essere se stesso, con il proprio carattere, il proprio carisma, il proprio unico ed irripetibile estro, ma esprimere poi nella vita gli stessi ideali e lo stesso credo, in comunione con il resto dell'umanità.

Da qualche anno, la liturgical dance è entrata a pieno titolo nei programmi di Gospel Connection. Quali sono, per ora, i risultati di questa scelta?

Liturgical Dance è considerata, nell'ambito della Chiesa Battista, una forma di preghiera al pari del canto; ed è parte integrante delle celebrazioni. Con il nostro corpo possiamo pregare, possiamo rendere Lode al Signore, possiamo elevare il nostro spirito e quello di coloro che ci guardano.
'Lodate il Signor con canti e balli'.
Ho ritenuto importante innanzitutto portare a conoscenza del popolo gospel italiano questa forma espressiva. E posso dire che chi ha seguito il corso, e tutti quelli che hanno solo ammirato i ragazzi ballare sul palco, ha avuto modo di capire tutto ciò.
Anche per chi non segue il corso specifico ho voluto che, in apertura di ogni giornata di lavoro, ci fosse per tutti un momento di Danza Liturgica: questo ci aiuta a prendere coscienza della nostra fisicità, delle sue infinite capacità espressive; a volte ci sblocca laddove sentiamo che il nostro corpo è impacciato e ci impedisce di esprimerci liberamente.

Dove attingi solitamente le "informazioni" per migliorare il programma di Gospel Connection?

Nel corso dell'anno ho contatti quotidiani con artisti americani, spesso mi reco in America per incontri di lavoro, lì frequento le Chiese battiste e le persone che vi circolano. Questo mi dà lo spunto per sviluppare nuove idee.
Gli stessi docenti che partecipano di volta in volta alla Connection mi danno un incredibile input mettendomi al corrente di ciò che accade nelle loro Chiese e suggerendomi come 'importare' quei concetti.
Da qualche anno distribuisco poi, al termine della Connection, un questionario dove raccolgo le opinioni e i suggerimenti di tutti. Tengo in grandissimo conto i pareri di chi partecipa, perché ritengo che questa manifestazione sia a loro uso e consumo. cerco quindi, per quanto mi è possibile, di soddisfare prima di tutto i loro desideri.

Negli anni abbiamo sensibilmente aggiustato il tiro, venendo incontro alle esigenze di tutti: ogni richiesta, per quanto fattibile e in armonia al programma delineato, è ben accolta.

Perché a Gospel Connection i cori sono spronati e stimolati a comporre i propri brani gospel originali?

Perché ho osservato in tutti i cori il bisogno di trovare un proprio modo personalissimo di cantare il gospel.

Perché la tradizione corale italiana è vecchia di millenni ed è talmente preziosa e in noi radicata che per forza deve potersi sviluppare in nuove forme musicali, grazie alle 'contaminazioni' d'Oltreoceano.

Abbiamo sino ad ora recepito il modello americano: ora che lo abbiamo compreso e interiorizzato (in parte almeno!)  è arrivato il momento di assemblarlo al nostro linguaggio musicale a creazione di una nuova straordinaria forma musicale.

Le composizioni che partecipano al concorso sono il prodotto di tutto ciò: il risultato è, a mio avviso, strepitoso!

Il contatto con i docenti e il loro modo di fare musica, a mio avviso molto 'epidermico' rispetto al nostro approccio più accademico, è di grandissimo stimolo per chi desidera comporre. Il solo guardare il nostro Rodney Hubbard improvvisare alle tastiere, accende mille lampadine nella testa di tutti i musicisti presenti, ne sono certa!

Il passo da qui a iniziare a buttar giù il 'nostro gospel' è piccolissimo.

Inoltre sono gli stessi docenti che si prestano con entusiasmo a 'indirizzare' i nostri compositori, condividendo  generosamente tutta la loro esperienze ed il loro estro artistico: una grande opportunità di crescita, oserei dire trasversale per loro e per noi!

Una delle presenze fisse a Gospel Connection è quella del Reverendo Keith Moncrief. Descrivici questo eccezionale artista e grande uomo di fede.

Questo solo posso dire, a meglio definire il suo personaggio: qualche anno fa lo cercavo, a ridosso di un tour importantissimo in cui il suo gruppo era protagonista. Io ero naturalmente ansiosa e agitata per le preoccupazioni, e lo chiamavo sul cellulare per avere informazioni. Lui mi rispose assonnato dicendomi che in quel momento non mi poteva aiutare perché viaggiava da oltre 15 ore su un autobus che portava lui ed il suo gruppo da Pittsburgh a New York per una 24 ore di preghiera per la pace. Il tour passava in secondo piano.
Ketih è per me, e per molti in Italia ed in America  un grande uomo, un uomo di Fede: che vive con coerenza e coraggio ciò in cui crede. Siamo fortunati ad averlo nelle nostre vite. Pastor Keith è per ciascuno quello che occorre: se cerchi un amico, lui è un amico; se cerchi una guida, lui è la guida; se cerchi un consiglio, una benedizione, anche solo una semplice abbraccio di conforto, lui è padre.

 E' lui il 'volto' di Gospel Connection: in lui rivedo tutto ciò che il gospel esprime. Il suo modo epidermico e dirompente di sentire, comporre e cantare il gospel, è un prezioso modello di ispirazione e stimolo.

Forse la scelta è stata dettata dalla giusta aspirazione di offrire "cose nuove", ma quali sono le ragioni per cui non è stato riproposto il seminario sui riferimenti biblici del gospel?

Semplicemente abbiamo inglobato il seminario, che era specifico solo per chi ne aveva fatto richiesta, nel momento di preghiera mattutina tenuta appunto dal reverendo Moncrief, aperto a tutti i partecipanti. Credo che un momento di preghiera, a partire proprio dalla comprensione del Testo Biblico, sia fondamentale in un workshop come Gospel Connection. Ha cambiato quindi nome, ma nella sostanza questo appuntamento rimane.

Negli ultimi anni, in Italia, sono nate molte formazioni gospel. Come interpreti questo fenomeno?

Come ho detto all'inizio, i giovani hanno bisogno di riunirsi e ritrovarsi su terreni neutrali: la musica gospel, per le sue origini e per la sua evoluzione, esprime in musica i grandi valori universali di pace e amore. L'immediatezza e la spontaneità con cui è cantato nelle chiese battiste, attira e stimola i giovini che qui trovano una nuova modalità di essere se stessi senza vergogna e paura. E' un bisogno innato in tutti noi, e con la musica gospel, si riesce ad esprimere tutto questo.

Qual è, a tuo giudizio, il futuro della musica gospel in Italia?

Fino a qualche anno fa il gospel era per tutti 'O Happy Day'. Poi la curiosità e il gradimento per questo genere musicale ci hanno avvicinato al mondo gospel americano, quello contemporaneo e fertile. Da qui l'arrivo in Italia di nuovi gruppi con diversi stili gospel, nuovi modi di proporre questa musica, e con questo maggiore comprensione del suo significato e del suo potere. I cori fioriscono e crescono a vista d'occhio; crescono le opportunità di incontro e scambio; si viaggia, si mantengono i contatti con gli artisti americani. Io credo che la musica gospel entrerà sempre più a far parte della nostra tradizione musicale.

Per molte persone il gospel non è soltanto musica, ma il modo in cui esse esprimono la propria fede in Dio. Molte di esse partecipano ai seminari di Gospel Connection. Dal tuo punto di vista, come l'evento da te organizzato risponde a questo loro bisogno?

Questo è un punto molto delicato. Non è possibile cantare il gospel prescindendo dai suoi contenuti. Il gospel è musica sacra, è la Buona Novella: chi la canta deve saperlo e deve fare una scelta precisa nel momento in cui decide di eseguire quel genere musicale.
Gospel Connection NON è un semplice seminario di musica: su questo ho maturato una precisa volontà e, in questa direzione, ho voluto dare una connotazione più precisa alla manifestazione. In questo ho poi notato corrispondenza con le esigenze ed i bisogni dei partecipanti: che qui trovano un terreno fertile per esprimere anche la propria fede in Dio.
Di qui la scelta oculata dei docenti, i programmi, la preparazione dettagliata della Messa, i momenti di preghiera comunitaria liberi e informali in cui tutti hanno modo di trovare voce e spazio, perché voce e spazio qui vogliono trovare.
E' proprio questo, a mio avviso, l'elemento che contraddistingue Gospel Connection da ogni altra manifestazione.
Non ci troviamo ogni anno in più di 300 persone per imparare a cantare meglio, e/o acquisire nuovo repertorio.
O meglio, non ci troviamo solo per questo.
Ci troviamo perché crediamo fermamente che tramite il gospel possiamo far veicolare nel mondo the Good News; perché crediamo che la musica gospel, quale forma espressiva intensa e ricca di valori, ci permetta più di ogni altra musica, di entrare in relazione con il nostro prossimo e con Dio; ci troviamo perché lo stare insieme tre giorni, con persone diverse per credo, razza, lingua e nazionalità, ci rinsaldi nelle nostre convinzioni e ci renda più forti e capaci di tornare nel mondo con un nuovo messaggio di amore e pace.
Ci troviamo perché crediamo che la pace e la fratellanza siano i soli strumenti che ci permetteranno di salvare il mondo.
E lo cantiamo a squarciagola, con gioia e commozione, tramite la musica gospel.